Designer
Sergio Herman
La collezione Surface è un progetto che mi sta molto a cuore e che nasce dal mio desiderio costante di creare e sorprendere. È stata la natura selvaggia della Zelanda...
Nato a Zeeuws-Vlaanderen nel 1970, Sergio Herman è uno chef e imprenditore olandese che si è dedicato al design di stoviglie. Herman non portò a termine gli studi superiori, con grande disappunto di suo padre, che all’età di 16 anni lo mandò alla Hotel School Ter Groene Poorte di Bruges per insegnargli la disciplina. È proprio la professione di chef di suo padre a influenzare Sergio Herman, che ne eredita il talento. Lavora al suo fianco nel ristorante di famiglia per diversi anni prima di assumerne la direzione completa nel 1990.
È proprio grazie all’utilizzo di prodotti freschi, locali e di alta qualità che Sergio ottiene le sue tre stelle Michelin tra il 1995 e il 2005. Nel 2013 chiude il suo rinomato ristorante per dedicarsi a nuovi progetti, come la trasformazione di un’antica cappella di un ospedale militare in un ristorante contemporaneo, oppure dedicandosi al design di prodotti. È inoltre responsabile culinario del concept «Frites Atelier» e ha pubblicato diversi libri di cucina. La sua dedizione a rinnovare quotidianamente la propria ricerca in questo campo dimostra la sua innata passione per il cibo.
È con il marchio belga Serax che Sergio Herman collabora per la sua collezione di stoviglie «Surface». Disponibili in una moltitudine di texture uniche e originali, le ciotole, i piatti e le insalatiere trasudano l’autenticità e la storia del creatore. Sono inoltre disponibili numerosi utensili da cucina – dalla pentola alla teiera – per ricreare le ricette iconiche dello chef.
«La collezione Surface è un progetto che mi sta molto a cuore e che nasce dal mio desiderio costante di creare e sorprendere. È stata la natura selvaggia della Zelanda a ispirarmi. La sua trama ruvida e le sue magnifiche imperfezioni mettono a nudo la realtà e la verità. Dal grigio profondo del mistico Mare del Nord a una pelle rugosa e invecchiata, ogni superficie è un simbolo di profondità. Ogni superficie ci racconta una storia.»



